Brevissima storia della compliance

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Le prime esigenze di compliance furono avvertite negli Stati Uniti in materia di prevenzione della corruzione e trasparenza.
Il Foreign Corrupt Practices Act (FCPA) del 1977 imponeva il divieto, per i rappresentanti delle società americane, di corrompere funzionari stranieri per influenzarne decisioni di affari.

L’Attorney General aveva quindi il compito di emanare linee guida di condotta e procedure da adottare, su base volontaria, da parte delle imprese.

Quindi: divieto e linee guida etero-dirette.

Negli anni 90-2000, sotto la spinta di diffusi fenomeni corruttivi e di criminalità d’impresa nelle operazioni commerciali, anche internazionali, la necessità di prime codificazioni di compliance in Europa è diventata concreta: nel 1997 viene sottoscritta la Convenzione OCSE sulla lotta alla corruzione di pubblici ufficiali stranieri nelle operazioni economiche internazionali.
L’Italia la ratifica con la legge 300/2000, dando delega al Governo per l’adozione di un decreto legislativo sulla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche ed enti, anche privi di personalità giuridica.

Sarà il decreto legislativo 231/2001, con tutti i successivi aggiornamenti (inclusa l’attività di Whistleblowing).

– Con i principi guida del Comitato di Basilea del 2005 viene introdotta in Europa la funzione di compliance nel settore bancario, recepita e disciplinata in Italia da Banca d’Italia e CONSOB.

– Nel 2008 viene istituita la funzione di compliance nel settore assicurativo e l’IVASS disciplina controlli interni e gestione dei rischi.

– Sempre nel 2008 entra in vigore il Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro, modificato nel 2021 e con l’accordo Stato-Regioni del maggio 2025.

– Nel 2016 viene adottato il Regolamento (UE) 2016/679, che eleva a normativa europea la disciplina del trattamento dei dati personali, ed entra in vigore nel 2018.

– Nello stesso anno l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, sulla scorta delle norme europee e nazionali, adotta le “Linee guida sulla compliance antitrust”.

– Dal 2014 si comincia a porre le basi della disciplina di compliance ESG (anche quale corollario esecutivo degli “Obiettivi 2030” per lo sviluppo sostenibile), con tutte le relative verticali (ad esempio, in materia di waste e packaging, di deforestazione, di gestione delle sostanze chimiche – REACH).

– Da ultimo, l’AI Act europeo – Regolamento (UE) 2024/1689 – profila ambiti di compliance nel settore dell’intelligenza artificiale.

– Entra in vigore anche la normativa sulla governance e controllo dei rischi in materia di cybersecurity.

Esiste un filo, una chiave che consente – con un lavoro approfondito – di consolidare l’esame, la natura e l’attuazione di tutte queste normative in un concetto unitario di compliance e di cogliere la rotazione che il legislatore (europeo e nazionale) sta compiendo nel disegnare la nascita di veri e propri ordinamenti societari.

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